Software libero e proprietario: miscelare con cautela

Solo qualche settimana fa, durante il Linux Day 2008, tenevo un talk come fosse possibile utilizzare software libero per produrre software proprietario citando un caso reale; spiegavo come questa curiosa commistione derivasse dal fatto che per motivi contingenti non fosse possibile prescindere da una licenza proprietaria per il rilascio del prodotto finito, ma che ad ogni modo si era riusciti ad isolare l’unica componente non-FLOSS circondandola completamente con prodotti e tecnologie “open”.

Dal mio punto di vista il caso citato nel talk è virtuoso, in quanto la componente FLOSS ricopre ruoli di grande responsabilità nello svolgimento della catena di sviluppo, ma evidentemente si tratta di un caso se non isolato quantomeno raro.

Sull’ultimo numero del periodico cartaceo “Linux User & Developer” è comparso un articolo di Steve Harris, senior director della divisione opensource di Novell, dal titolo “Mixed source: The best of both worlds”, che potremmo tradurre con “Licenze miste: il meglio da entrambi i mondi”. Solo guardando il titolo qualcuno potrebbe assumere un atteggiamento diffidente, io come altri l’ho fatto e leggendo l’articolo originale di Rheinhardt Esau (che Harris ha essenzialmente sottoscritto in toto firmandolo a suo nome) direi che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

L’articolo è impregnato di luoghi comuni e pregiudizi sul FLOSS, di solito esclusivo appannaggio di competitor completamente estranei alla filosofia del software libero e il fatto che certi pensieri vengano partoriti proprio in Novell mi lascia perplesso.

Cito:

“Qualcuno potrebbe pensare che esistano solo due modi di realizzare le infrastrutture IT: soluzioni chiavi in mano dai prezzi esorbitanti con licenze repressive fornite da rivenditori proprietari oppure soluzioni fai da te messe in piedi a costo zero magari con l’aiuto della comunità open”.

Il messaggio che passa è che le infrastrutture open siano peculiari dello smanettone che legge forum e mailing lists, scarica due pacchetti e fornisce la sua soluzione che magari non è neppure tanto standard perchè la comunità open è estremanente vasta e variegata; certo il testo citato presuppone una terza via, che però è quella del titolo e non quella di (tanto per citare qualcuno) RedHat e (pensa un po’!) la stessa Novell: supporto professionale (chiaramente a pagamento) a prodotti open.

Ma veniamo al cuore dell’articolo:

“Un approccio a licenza mista permette al cliente di mantenere i costi bassi grazie al software open source ed allo stesso tempo di minimizzare i problemi di sicurezza, proteggendo i dati sensibili dell’azienda, riducendo i costi di gestione della rete e adempiendo alle normative con l’aiuto di robuste soluzioni proprietarie.”

Di nuovo le tristemente note implicazioni “software libero => convenienza” e “software proprietario => sicurezza”, da cui poi alcuni inferiscono “software libero => non sicuro”. Non mi addentro nell’argomento, altri molto più capaci di me hanno smontato queste tesi, ma prego notare anche il riferimento al fatto che, secondo l’autore, amministrare un’infrastruttura di rete proprietaria costi meno di una open. Su questa ipotesi sinceramente vorrei dei dati a conforto perchè non ci credo.

Il discorso sulla sicurezza torna più avanti nel testo, quando afferma che:

“Per esempio, quando devono aggiungere funzionalità relative alla sicurezza, molti clienti (Linux, nda) convertono il sistema ad un mix Linux/software proprietario.”

Questo a beneficio di chi non avesse ben colto il paragrafo precedente. In realtà, secondo l’autore, il discorso è più ampio, ed in generale si sostiene la tesi che sia più vantaggioso (in termini sia di costi che di affidabilità) integrare le mancanze di prodotti open con add-ons closed, piuttosto che riconvertire tutto ad un sistema proprietario (!!!). Non è dato sapere quali siano queste mancanze, quel che è certo per l’autore però è che quelle aziende che saranno in possesso delle competenze utili a far dialogare i due mondi avranno sempre più spazio.

E’ ironico come io condivida quest’ultima affermazione pur con premesse e scopi totalmente differenti.

Riferimenti:

http://www.eepublishers.co.za/view.php?sid=14669
http://www.freesoftwaremagazine.com/columns/mixing_free_and_proprietary_software_not_rosy_future